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Olivs On maggio - 25 - 2010
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Domenica, ore 16:30, abbraccio Mauro, il compagno di fatica, e a stento trattengo le lacrime per l’emozione.
Ce l’ho fatta, chiamo la mia fidanzata e con voce rotta le dico che sono arrivato, ma nella mia testa c’è sempre lo stesso ritornello:

Ci sono riuscito!


La Nove Colli, Gran Fondo massacrante di oltre 200 chilometri con circa 3800 metri di dislivello, quest’anno ha compiuto ben 40 anni, e non a caso è la più famosa.
I partecipanti si devono svegliare presto, chi parte davanti pure alle 4, io alle 5. Colazione molto abbondante, ho mangiato pasta in bianco, pane e miele, yoghurt e brioche tutto a forza, tra l’emozione, il dormire poco e l’orario non ne avevo nessuna voglia. Poi di corsa a vestirsi, con la ritualità che serve. La temperatura non è molto alta, servono pure i manicotti e un gilet antivento. Mi sono caricato di barrette, sali, borracce e schifezze varie per evitare di rimanere senza durante il percorso, meglio abbondare.

Lasciamo l’albergo e puntiamo diretti all’ingresso della nostra griglia, la ROSA.
Siamo schierati e manca un quarto d’ora alla partenza. Alla fine partiremo intorno alle sei e mezza, una lunga attesa a dir poco snervante. Poi finalmente ci muoviamo e si va. Ogni tanto lungo il percorso qualcuno casca per distrazione, comunque scegliamo un treno che va regolare e ci accodiamo. Fino alla prima salita non bisogna mai distrarsi, ti superano da tutte le parti e qualcuno anche in modo piuttosto pericoloso.

Cominciamo a salire il Polenta e purtroppo alla prima strettoia siamo fermi. Siamo davvero una marea di ciclisti. Si sale per un pezzo a piedi, poi una volta imboccato l’imbuto si torna a pedalare, piano piano. Si pedala bene, sempre in mezzo a moltissimi gente. L’andatura è buona e non faccio proprio fatica, per il momento. Mi sono allenato a fondo e me ne accorgo appena la strada sale ho un passo decisamente migliore di tanti, ma fortunatamente ho un compagno di avventura che mi aiuta a non strafare.

All’attacco del Ciola si apre un panorama davvero incredibile. Dal basso si vede la strada che si arrampica per qualche tornante, e vedere tutti i ciclisti che salgono insieme è davvero uno spettacolo incredibile. Sembra un lungo serpentone colorato.

Tra una chiacchera e l’altra si arriva ai piedi del Barbotto, e la temperatura è decisamente più alta. Mantellina e manicotti sono già in tasca. Purtroppo, mi devo fermare a riempire la borraccia e perdo parecchio tempo, ma non ho fretta. Intanto ho mangiato una barretta, e percorso circa 87 chilometri. La salita è cronometrata e decido di spingere un po’, questo è stato l’errore più grave. Salgo bene, fino al pezzo più duro non metto mai il rapporto agile. Poi ovviamente quando la strada ti prende a sberle innesto il buon vecchio 27 e vado. Ne supero tanti e incredibilmente mi superano davvero in pochi. In cima aspetto Mauro e ripartiamo subito.

Finalmente ci fermiamo a mangiare qualcosa di diverso dai sali e le barrette. I ristori sono ottimi e hanno di tutto di più, i volontari sono delle persone con un entusiasmo e una cortesia davvero incredibile. Bevo subito della Coca Cola poi vedo una teglia di crostata, ne mangio un pezzo di troppo. Altro gravissimo errore. Banana e si riparte. Comincio a capire che ho spinto troppo sul Barbotto e che ho mangiato troppo. Sul Tiffi, aspetto un po’  nella speranza di ritrovare un po’ di freschezza, ma niente! Ho caldo e comincio davvero a faticare parecchio. Mi faccio prendere un po’ dal panico, non voglio mollare proprio ora. Andiamo avanti, e attacchiamo una delle due salite lunghe, il Perticara. La mia azione è meno brillante, prima aspettavo io, ora mi aspetta Mauro. In cima mando un sms alla mia fidanzata per dirgli dove siamo. La mia condizione è preoccupante, non ho voglia di pedalare, son stufo, ho mal di stomaco, e cosa grave, non riesco a mangiare nulla. Mi faccio forza e ripartiamo, in discesa l’aria fresca e un signore dell’organizzazione mi ridanno la serenità sufficiente per andare avanti.

E’ ancora lunga, mancano ancora tre colli, uno infinito e l’ultimo in quanto tale, è potenzialmente letale. Facciamo quello lungo. Non finisce davvero mai, allo scollinamento andiamo ad affrontare il Passo delle Siepi, Mauro allunga sempre un pochino ma poi gentilmente mi aspetta, meno male. Il mal di stomaco non mi molla, vado avanti ad acqua e ogni tanto se riesco sali, ma mi schifano. Comunque Mauro decide di spingere per  prendere un gruppetto veloce per fare il tratto fino al Gorolo. Io sto ancora aspettando che mi entrino in circolo le maltodestrine e rinuncio, lui mi aspetta. Poi la strada cominicia a scendere, scopro le sue intenzioni, e faccio un tiratone in discesa per prenderli. Ce la facciamo e andiamo sparati a prendere il Gorolo, l’ultima!

Il cartello dà un rassicurante 4 chilometri con una pendenza media del 6 o 7 per cento. Peccato sono un po’ di più, ma soprattutto è un sali e scendi continuo, e quando la strada sale fa davvero malissimo. Ho voglia di spingere ma non ci riesco più, ogni tanto mi alzo spingo ma niente, sento proprio le gambe affaticate. Mi guardo intorno come ho fatto per tutta la giornata, guardo i panorami meravigliosi, ma non riesco a distrarmi abbastanza.

In cima vedo il cartello Cesenatico 30 km.

Ancora un’oretta penso, poi  ripenso, così tanto?!?

Ultimo ristoro a base di Coca Cola a forza, prendo un pezzo di banana sperando sempre di riuscire a mangiare, ma la lancerò sbucciata a dei ciuchini lungo la discesa. Opto per un Enervitene endurance, una porcata davvero miracolosa, aspetto con pazienza che faccia effetto. Prendo Mauro e in discesa mi metto ad andare forte per prendere un gruppo davanti a noi, ma sono stanco. Ci pensa Mauro, con una forza che non so dove diavolo ha preso. Mi incita e mi riporta sotto. Ci facciamo a ruota di una locomotiva gli utlimi venti chilometri controvento a tutta, sono euforico sto bene, e sento che le gambe ora girano nuovamente a dovere. Sui cavalcavia mi tocca frenare per non tamponare quelli davanti.

Lungo il percorso le rotonde sono tutte controllate dai volontari che ti incitano come se fossi il primo. Quando riuscivo staccavo una mano per ringraziare.

Alla fine dopo l’ultima curva vedo l’arrivo non ci credo, non ci credo davvero.

Grazie ancora di cuore Mauro, e al mio compagno di uscite Corrado che mi ha preparato al meglio per affrontare una avventura del genere.

Categorie: bicicletta, recensioni
  • Alex

    45 minuti di applausi a tutti e due!

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  • cifero

    sei il nostro GOD of WHEELS!

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  • Stefano

    C'ero anche io in mezzo a quei 12.000! Una bellissima emozione.

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