“Le palle del ciclista le vedi quando si alza la mattina della gara. Vanno tutti al cesso di continuo” (Gino il meccanico). “Tu non sai di quanti zuccheri avrò bisogno io oggi”. Marco si mette davanti ad un piatto di spaghetti miele o marmellata. Le pippe infinite sulla bici: “Pignolo da morire, rompe i maroni, ma non poco. Ci fa due palle così: alza la sella, abbassa la sella, cambia i rapporti, sistema il manubrio”. Nel ‘93 al primo Giro si ritira per una tendinite. Nel ‘94 fa il gregario a Chiappucci, lui, gregario… Vince a Merano e all’Aprica: “Era il 4 giugno del 1994, in fuga stava il meglio del ciclismo azzurro e in questo meglio dominava la figura esile e nervosa di un corridore che pedalava dando alla fatica smorfie antiche. Il grande popolo della bicicletta scoprì Pantani, questo minuto corridore dalle orecchie a sventola e dalla testa pelata che aggrediva le strade in salita e sembrava andar su tra le montagne con la leggerezza di un Bartali moderno, ancora più ispirato e drammatico”.
Leonardo Coen, ”la Repubblica” 15/2/2004
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